La tempesta che arriverà

tempesta

In Autunno arriverà la tempesta.

L’Italia sarà come un veliero, circondato da un mare oscuro ed ostile, sferzato dal vento e dalla pioggia. Enormi artigli d’acqua si abbatteranno sul ponte, cercando di ghermire la nave e trascinarla negli abissi.

Allora vedremo tante cose.

Vedremo i coraggiosi aggrapparsi al timone, tirare le funi, aiutare i propri compagni.
Vedremo i furbi cercare di saltare sulle scialuppe, fuggire dai propri doveri, fingersi inermi.
Vedremo i vili piangere, disperarsi, gridare in preda al panico “moriremo, moriremo tutti!”.
Vedremo i folli tagliare le vele con i coltelli, ridere sguaiatamente e invocare la giusta espiazione.

L’Italia sarà sempre sul punto di affondare. Salirà e scenderà d’un colpo, si piegherà fin quasi a spezzarsi, sparirà dietro un muro d’acqua per poi risbucare.

Sembrerà non finire mai.

Poi, come è sempre accaduto, la tempesta cesserà. L’inferno d’acqua tornerà ad essere una dolce distesa blu, sulla quale brillerà un sole che pareva scomparso.

A quel punto, se i coraggiosi avranno mollato, convinti dai furbi, abbattuti dai vili, sopraffatti dai folli, del veliero Italia non resteranno che relitti. Bellissime assi di legno intagliate a mano, galleggianti in silenzio, destinate a finire arenate su qualche spiaggia lontana, incagliate in un racconto da pescatori.

Se invece i coraggiosi avranno tenuto duro, tagliando in due l’ultimo flutto riottoso, spunterà la prua dell’Italia. Una prua segnata dalla lotta, come il viso di un pugile. Le vele appariranno stracci bianchi, aggrappate ad alberi spogli. In tanti non risponderanno all’appello.

Ma il veliero sarà ancora a galla, nonostante tutto, ammaccato e fiero. Pronto a raggiungere il porto ed essere riparato con cura. Pronto a ripartire più gagliardo di prima.

E senza paura.