La battaglia per l’Italia

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Per la prima volta nella Storia della Repubblica, lo scontro politico nel nostro paese non è tra due idee di Italia.

Oggi da una parte c’è un’idea di Italia, su cui certamente è lecito discutere e confrontarsi. Ma, dall’altra parte, l’Italia non c’è. E non ci sono gli italiani. Esiste solo un buco nero pronto ad inghiottire ogni diversità, ogni storia, ogni confine, ogni limite, ogni cultura, ogni retaggio, ogni tradizione, ogni comunità, ogni popolo… per poi rigettare il tutto come una poltiglia incolore facilmente masticabile e digeribile dal mercato globale.

Lo scontro storico, epocale, mortale, è questo.

Ed è così ovunque. In Germania, in Svezia, in Francia, in Polonia, negli USA, in Spagna… Non importa quanto differenti siano le situazioni o quali colori abbia assunto l’alternativa alla follia neoliberista. Persino certe contraddizioni finiscono in secondo piano rispetto ad un tale movimento tellurico.

Non credo si sia visto nulla del genere in tutta la Storia.

Sta crescendo una forza, oggi, in grado di unire un artigiano emiliano e un operaio della Rust Belt, un pescatore dell’Egeo e un meccanico di Manchester, un contadino portoghese e un giovane studente polacco.

Le parole di questa guerra, poi, sono le stesse. Specie quelle di chi, consapevole o inconsapevole, manipolato o manipolatore, avversa questo rifiuto del globalismo e vi si scaglia contro. Parole forgiate come proiettili nella stessa matrice: il There Is No Alternative.

Più mi confronto con le variegate realtà estere e più me ne convinco: il risveglio dei popoli sta rispondendo allo stesso richiamo. Una specie di sistema immunitario interconnesso, riattivato di fronte ad un pericolo.

Questa è la visione dall’alto.

Ed è uno spettacolo.

Mettetevi comodi: siamo solo all’inizio.