Gli occhi dell’uomo “de sinistra”

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L’uomo “de sinistra” italico possiede una stranissima vista.

Dice di riuscire a vedere migliaia di migranti in difficoltà, a chilometri e chilometri di distanza. Li vede affogare nel Mediterraneo, li vede soffrire la fame, li vede tremare al freddo. Vede, o meglio, afferma di vedere interi popoli in disgrazia, costretti a muoversi verso le ricche lande europee, tra i deserti e le distese d’acqua.

Eppure, l’uomo “de sinistra” non riesce a vedere chi su tali tragedie specula. Eppure è lì, di fronte a lui. Sta reggendo un microfono e decanta le bellezze del mondo globalizzato, piange a comando incorniciato dalle telecamere, urla dai banchi del Parlamento. È una figura reale, fisica, ben delineata. Possiede un nome, un partito, un sistema monetario, persino dei finanziatori ed interi media. Tuttavia, agli occhi dell’uomo “de sinistra”, egli è poco più che un’ombra. Qualcosa a cui non dare peso, qualcosa che non riguarda tutto ciò che, in lontananza, sta catturando la sua attenzione.

L’uomo “de sinistra” asserisce che i suoi occhi si sono posati su lunghe carovane di profughi e disperati. Il suo sguardo ha spaziato dall’Africa alla Siria, dalle Americhe all’India. Gente bisognosa di aiuto, gente che “ha diritto a cercare una vita migliore”. Gente diversa ma non peggiore. Anzi: gente migliore proprio perché diversa. L’uomo “de sinistra” saprebbe descrivere ogni volto del fratello gambiano, del fratello somalo, del fratello algerino.

Ma indicate a costui un disoccupato o un senzatetto italiano che gli sta di fronte, ad un palmo dal naso. E non vedrà nulla. Solo una fastidiosa foschia da scacciare con un gesto infastidito della mano. Nulla su cui soffermarsi, riflettere, interrogarsi. Una scocciatura passeggera, intangibile come un venticello d’estate.

L’uomo “de sinistra” vede distintamente le macchinazioni del nemico lontano, non importa quanto distante sia il suo covo. Lo guarda programmare attacchi hacker contro l’Europa, lanciare gas sui bambini, emulare Hitler in persona. Poi sgrana ancora di più gli occhi, punta il dito tremante di rabbia verso l’orizzonte e dichiara di averlo colto in flagranza. E che bisogna agire, muovergli contro, fargli la guerra.

Il pericolo vicino, invece, risulta all’uomo “de sinistra” totalmente invisibile. Non importa quanto sia colossale, tanto da oscurare il sole. Non importa che sbricioli in un colpo le case, divori i soldi, azzanni il futuro dei più giovani facendone brandelli. Fabbriche chiuse, famiglie distrutte, città ridotte in ginocchio. Le conquiste sociali dell’ultimo secolo stracciate e trasformate in saltuarie, magnanime concessioni. Tutto accade, in un rumore assordante, tra mille deflagrazioni, dinanzi all’uomo “de sinistra”. Il quale, alzando le spalle, sconcertato dalla nostra agitazione, continuerà a non vedere niente.

Fino al giorno in cui la realtà colpirà l’uomo “de sinistra” tanto forte da cambiargli la vista.

E fargli vedere, finalmente, un mondo di certezze andare in pezzi.

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