Europa: copyright sulla censura

Ieri è accaduto di tutto: in poco meno di due ore, Bruxelles approva l’ignobile normativa sul copyright e sanziona l’Ungheria di Orban.

Con la scusa della difesa della “creatività” e del diritto d’autore, si infligge un duro colpo all’informazione su internet, che sarà costretta a passare attraverso un vaglio assurdo. E per cosa? Per venire scientemente scarnificata, quando non eliminata del tutto. Link agli articoli, foto, audio, video… la loro fruizione sarà limitata dal corrispettivo copyright. Blog e canali di controinformazione, assieme ai famosi meme (che funzionano proprio in virtù dell’uso di immagini riconoscibili al pubblico), verranno letteralmente azzoppati.

Il popolo ungherese è invece reo di aver scelto di non abbracciare le politiche suicide del multiculturalismo no borders che hanno causato problemi enormi in Francia, Germania, Svezia e Regno Unito, stravolgendone la società. E d’altronde il burattinaio George Soros, finanziatore di una miriade di ONG e attivo “tramite terzi” all’interno del parlamento europeo, è stato messo al bando proprio dal governo ungherese.

Lo straccio blu puzza di dittatura e sventola sgualcito su popoli esausti, vessati da scelte antidemocratiche e vincoli economici deleteri. In questa gabbia di matti è considerato blasfemo qualsiasi accenno ad una politica di difesa degli interessi nazionali. Le nazioni stesse, secondo il pensiero globalista che permea la UE, devono scomparire per lasciar spazio allo strapotere degli organi sovranazionali. Svincolati, quest’ultimi, da qualsiasi controllo democratico.

In sintesi: l’Unione Europea toglie i confini alle nazioni per limitarne la libertà e mette limiti all’informazione per confinarne il dissenso.

Urge, oggi più che mai, pensare a contromisure in rete. Contrastare efficacemente questa censura , trovando nuovi spazi di libertà d’espressione, sarà di vitale importanza. Facebook e Twitter hanno sposato da tempo la linea politically correct, bannando e oscurando chiunque non vi si adegui. Temi come l’immigrazione di massa sono diventati tabù: a volte basta solo nominarli per finire sotto la ghigliottina virtuale.

Le elezioni europee del 2019 si avvicinano a grandi passi. I burocrati di Bruxelles lo sanno bene, per questo corrono ai ripari, tentando di guadagnare qualche mese di propaganda a reti unificate. Tuttavia la sensazione, rincuorante, è che per loro sia troppo tardi.

Europa e limiti