Conte: un discorso “da brividi”

Giuseppe Conte, con il suo ultimo discorso al Senato, ha dimostrato come ad una parte dell’opinione pubblica interessi più la forma che la sostanza. A loro mi rivolgo, mentre sono intenti a dar vita a caroselli in onore di questo strano “avvocato degli italiani”.

Può dirvi che le sovranità degli stati non contano più. E voi applaudirete, se ve lo dirà con garbo.

Può dipingere l’Europa come imprescindibile, solo imperfetta. E voi lo acclamerete, se azzeccherà tutti i congiuntivi.

Può ammonire tutti sul pericolo dello Spread e dei mercati. E voi godrete come matti, se il suo tono sarà pacato.

Può accostare l’idea di sovranismo alla figura di un sovrano. E voi invocherete il suo nome, se nel discorso butterà dentro una citazione colta.

Può tacciare come pericoloso e irresponsabile l’andare a votare spesso. E voi salterete dalla gioia, se nel dirlo non si scomporrà minimamente.

Può indicare una come Ursula Von Der Leyen come la stella polare da seguire. E voi vi scioglierete come neve al sole, se lo farà in italiano perfetto.

Può ricevere scroscianti applausi e un tifo da stadio dal Partito Democratico. E voi esulterete come in curva se, alla fine di un simile discorso, saluterà tutti con stile.

A quanto pare non vi preoccupa la lama che vi sta spuntando dal petto. Perché, in fondo, ha proprio una bella forma.

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