Come spiegheremo questo presente?

come spiegheremo il nostro presente

In futuro verremo messi davanti al nostro presente.

Saremo vecchi e con i capelli bianchi, pieni di acciacchi e ricordi. Un’immagine accartocciata di ciò che siamo ora. E sulle nostre ginocchia siederà un bambino che avrà qualcosa di nostro. Una voce, un viso, un carattere che saprà di famiglia. Sorridendo, guarderemo negli occhi nostro nipote.

Quella giovane propaggine di noi stessi, proiettata in un futuro che non vedremo mai, avrà mille domande da porci. Avrà letto della nostra epoca, visto film e documentari sui nostri giorni, ormai andati. E vorrà sapere, conoscere, capire.

Già, capire.

Prepariamoci sin da ora: sarà durissima rispondere ai quesiti del nostro nipotino. Raccogliere le parole e dare loro un ordine che suoni giusto, o almeno sensato, ci costerà fatica. Dovremo mettere in conto silenzi imbarazzati, colpi di tosse strategici, espedienti di ogni sorta. Per non dover ammettere che il nostro mondo fu governato da un’ideologia folle. Un re nudo che si agitò sul trono per tanto, tanto tempo, puntando il suo scettro contro una corte incantata e un popolo sfinito.

Nostro nipote non avrà pietà. La sua curiosità cristallina, tipica dei bambini, non concepirà la creanza o la tregua. Ogni nostra difficoltà inizierà con la sua voce: “Nonno?”.

Ed ecco ciò che dovremo spiegare.

Dovremo spiegare perché convinsero tanti di noi a credere che ci fosse una crisi, quando cibo e case non scarseggiavano.

Dovremo spiegare perché la democrazia e con essa il popolo furono accusati di essere un peso che andava scaricato al più presto.

Dovremo spiegare perché divenne improvvisamente tabù nominare certi argomenti per paura di offendere minoranze, credi, orientamenti sessuali.

Dovremo spiegare perché venne permesso a chi si professava non-violento e tollerante di agire come l’esatto contrario.

Dovremo spiegare perché le tv, i giornali e le radio iniziarono a dirci che il sistema che ci stava impoverendo era l’unico possibile. E che tutto il resto non esisteva.

Dovremo spiegare perché la domanda “questo farà bene al paese?” fu sostituita da “come reagiranno i mercati?

Dovremo spiegare perché ogni accenno alla difesa della nostra identità venne tacciato di ignoranza e fascismo.

Dovremo spiegare perché ci dissero che la moneta non andava più emessa, bensì trattata come un bene finito. E perché quella moneta divenne una religione.

Dovremo spiegare perché credemmo di essere in debito con noi stessi e in guerra con le generazioni passate.

Dovremo spiegare perché venne insegnato nelle scuole a volere la fine della nostra cultura e la cancellazione dei confini.

Dovremo spiegare perché di fronte ai problemi dell’immigrazione di massa fu scelto di chiudere gli occhi e punire chi ne parlava.

Dovremo spiegare perché permettemmo ai colpevoli delle nostre disgrazie di venirci a dire che esse erano inevitabili e persino giuste.

Dovremo spiegare perché avere una famiglia ed un lavoro sicuro non fu più un diritto ma una chimera per pochi.

Dovremo spiegare perché, ad ogni ora del giorno e della notte, ci fu sempre qualcuno a ripeterci quanto fossimo incapaci, corrotti e retrogradi.

Dovremo spiegare perché dimenticammo di vivere nel paese più bello del mondo e pensammo che fosse meglio che a governarci fossero altri.

Dovremo spiegare perché ci mettemmo così tanto tempo a svegliarci.

La risposta ad ognuna di queste domande, finiremo infine per ammettere, chinando la testa e sorridendo amaramente, non potrà che essere la stessa: “perché fummo stupidi“.

Sulla nostra stupidità, spiegheremo al nostro incredulo nipote, seppero costruire una torre di menzogne alta fino al cielo. Così, prima di capire che alla base di quella torre vi eravamo noi, passarono decenni.

Poi qualcuno, alzandosi, sentì la torre tremare sopra la sua testa. Quando si alzò un’altro cittadino come lui, la torre iniziò a vacillare. Quando la maggioranza si mise in piedi, la costruzione che pareva solida, eterna e inattaccabile crollò di botto, in un fragore incredibile.

“Chi c’era su quella torre?” chiederà allora nostro nipote.

“Uomini” risponderemo noi.

In quell’ultima risposta sarà racchiusa tutta l’assurdità delle paure di oggi. La paura di fallire, di perdere, di non riuscire ad abbattere chi ci opprime. Paure che ci appariranno, guardando gli occhi pieni di vita del bambino che avremo davanti, tanto stupide da farci ridere.

Da farci ridere assieme al nostro futuro.

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